Il Tempo di Accettare

 

Il tempo di accettare

 

Da piccola, sapete, io ero proprio bella e buona

E nessuno mi diceva <<io non voglio star con te!>>

Alle feste, in classe, al parco, ero la più amicona

Mia madre era tranquilla ad avermi lì con sé

 

Le maestre eran felici di avere me nel gruppo

E La suora che chiedeva di portarmi al catechismo

Imparare era un lampo senza l’uso di alcun trucco

E agli ultimi dicevo <<davvero io non ti capisco>>

 

Era luglio, anni dopo, quando ho avuto, anch’io un bambino

Un fagotto sorridente, dolce, e sai, senza difetti

Un fanciullo assai solare, sveglio, bello e chiacchierino

che amava ogni tanto stare in suoi lunghi silenzi

 

Spesso noi andavamo in bici a giocare giù al parchetto

io felice chiacchieravo con le mamme alla panchina

e lui finiva ogni volta a gridare in qualche botto

<<no ti prego lascia andare, no non piangere bambina!>>

 

Lo iscrivevo a ogni corso che sembrava divertente

Era pieno di bambini con merende ed ombrellini

Ma ogni volta io finivo a sentire puntualmente

<<Signora mia, se lo riprenda, lui non sta, con i bambini>>

 

È impossibile, è perfetto, è col tempo, si vedrà

Non conosco questa vita di rifiuti e sguardi intensi

Qui ti odiano amor mio e mai più si tornerà

Ritorniamo dai tuoi giochi messi in fila come pensi

 

Il tempo, mi tradisce, e niente, va più a posto

Anche a scuola le maestre “il suo bimbo non capisce”

Così per farle, stare zitte, siamo andati a grande costo

dal dottore, con quel nome, che pronunciar non mi esce

 

Da lì i giorni, snocciolavano, tutti uguali, quell’estate

Fino a quando siamo andati in quella sala tutta bianca

<<Se non parla con i bambini, non sta in fila e al parco stenta

Non apprende, non sta seduto e non c’è nulla che non fraintenda>>

 

<<È l’autismo, signora cara, che è venuto, a visitarla>>

<<È un estraneo, non conosco, e non voglio, un altro figlio>>

Ed il tempo, si è fermato, congelato, come un’arma

Persa dentro con la frase che suonava <<no, non voglio>>

 

Ora abbiamo dieci anni di forzata convivenza

E l’autismo devo dire è un coinquilino rispettoso

Non è lui, il problema vero, nonostante, lo si pensa

È il mondo esterno, che non vuole, adattarsi in nessun modo

 

Che vi costa, accettare, che sia normale, esser strano

E le cose, vanno bene, anche fatte, in altri modi

Ed è questa la lezione che io imparo nel quotidiano

Il coraggio di essere me superando tutti i rovi.

 

Quindi grazie amor mio di non scender proprio mai

ai compromessi che ti impone questa falsa società

che ci vuole tutti uguali <<ehi stai fermo cosa fai?>>

per riuscire a programmare gli interessi di sua maestà.

 

E a voi dico, senza dubbio, dopo tutta, quest’esperienza

Accettate, di voi stessi, dove siete, disuguali

Non importa, esser strani, è una parola, una menzogna

L’importante è accettarsi perché siamo tutti umani.

 

 

 Arco, Febbraio 2023

 

 

 

 

 

 

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