La stanza in disordine: Anna e Max

Positivo.

Quella benedetta lineetta rossa è apparsa come l’Arcangelo Gabriele a Maria. Un miracolo in cui Anna sperava. Una fiamma sempre accesa sotto alla dura coltre del suo senso del dovere.

È quella linea, non la laurea appena presa, che le cambierà la vita. Tutti i pezzi del suo cuore si riuniscono in cinque millimetri rossi.

Ora è una donna completa.

Appoggiando il test di gravidanza sul mobiletto del bagno, in quella casa dove era duro pensare che si potesse essere amati per quello che si è, ad Anna sembra di avere in mano una bacchetta magica che illumina tutto.

 Il primo pensiero è alla famiglia che avrebbe formato, al matrimonio, dovuto, e poi a Max. Alle sue mani che la toccano, portando tanti piccoli brividi fino al cuore, e al bacio caldo e unico che avrebbe dato solo a lei.

 

“Anna hai mangiato vero l’arrosto che ti ho lasciato in frigo?”.

“Si mamma non l’ho buttato”.

 

In realtà quel giorno non aveva fame, sentiva di essere diversa dagli altri giorni. E ora sarebbe cominciata una nuova vita, la sua.

 

“Anna, rimboccati le maniche, tira dritto senza esitazioni che la vita è lunga”.

 

Si ripeteva la neodottoressa di fronte al pennino bianco del test, dimenticandosi in un attimo la voce militare della madre. E non le passava nemmeno per la testa che il fatto lui avrebbe potuto scegliere di non sposarla o di non prendersi le sue responsabilità, potesse essere un problema.

 

“Anche se fosse me lo tengo lo stesso, sono una donna forte”.

 

Mentre fa il numero del suo ragazzo, però, le tremano un po’ le dita, ma cerca di non farci caso.

 

“Pronto”.

“Max sono Anna”.

“Ciao, tutto ok?”.

“Avevi detto che mi chiamavi quando tornavi dal lavoro”.

“Si… sono appena uscito”.

“Non posso uscire stasera sono senza macchina”.

“Passo a prenderti”.

“Si, i miei non ci sono, partono per il weekend”.

“Va bene”.

“A che ora?”.

“Non lo so, ti chiamo quando sono pronto”.

“Ti aspetto, ciao”.

“Ciao”.

 

Due ore dopo sono entrambi seduti sul divano della casa dei genitori di Anna, soli. Lui allunga la mano sulle gambe di Anna, deciso a dare una svolta ludica alla serata, ma lei lo ferma e guardandolo direttamente negli occhi:

 

 “Sono incinta Max”.

 

Quelle parole, fuoriuscite dalle sue labbra come getti d’acqua, avevano colpito Max allo stomaco, lui davvero non se l’aspettava. Non riesce nemmeno a guardarla negli occhi.

 

Vorrebbe andarsene per starsene un po’ da solo, ma lo sguardo di Anna su di sé, lo inchioda lì. Vorrebbe appoggiare la schiena al divano, ma non si muove e frastornato lascia che i minuti scorrano attorno a lui e che la realtà ritorni sulla terra.

 

Intanto Anna si sposta, sedendosi ancora più vicino e a lui pare che lei si aspetti qualcosa che non è capace di dargli. Ma lei si limita solo a guardarlo, con pazienza, sorridendo in modo tirato. Solo dopo lunghi minuti lui finalmente riesce a muoversi appoggiando una mano sulla sua gamba e guardandola negli occhi giusto una manciata di attimi, dopo i quali sente il caldo delle labbra sottili della ragazza su di sé. Finito il bacio, ancora senza parole, Max riesce di nuovo a respirare e appoggiando la schiena sul divano, allunga la mano sulla pancia di Anna senza guardarla, con l’insana e irrazionale paura che gli si bruciasse.  Per poi ritrovarsi a pensare compiaciuto, che lì dentro c’era una dea, la sua piccola Dea.

 

Nella stessa casa dieci anni dopo, le stesse due persone si parlano in modo differente.

 

“C’è bisogno di urlare anche questa maniera?”,

“Si, adesso basta, quando dico una cosa è quella, nessuno nemmeno mio figlio mi manca di rispetto”,

“Papà faccio quello che voglio e la mamma lo sapeva”,

“Se ti dico che me lo dovevi dire, vuol dire che me lo devi dire, adesso metti a posto quei giocattoli e sparisci”,

“Max finiscila non te lo ripeto un’altra volta”.

 

Il piccolo piangeva e la figlia grande si nascondeva dietro la madre, talmente impaurita da non riuscire a piangere.

 

“E’ colpa tua Anna, se stessi di più a casa le cose non andrebbero così a puttane”,

“Papà basta ok metto a posto io giocattoli”, disse la piccola Dea con la speranza di riportare la pace.

 

Entrambi i bambini ora stanno piangendo, sono stanchi, abituati ad andare a letto presto e come tutti i figli si spaventano a morte quando vedono i genitori urlare.

 

“Max piantala, lo spaventi”.

 

Il moccolo del piccolo scendeva lucente dal naso e i suoi occhi erano talmente pieni di lacrime da non distinguere più il colore intenso delle sue iridi, lucenti come un pezzo di carbonite levigato.

 

Max, vedendo i figli spaventati e la moglie sul punto di perdere le staffe, viene pervaso da un intenso senso di solitudine e impotenza. Il cellulare avvisa di un sms appena arrivato. Ora è troppo e a quel punto lui scoppia e tirando un pugno contro il muro della cucina scaraventa il cellulare verso l’armadio delle scarpe, lontano dalla moglie, lontano da sé.  

 

“Max, hai la mano che sanguina”.

“È per il freddo”, risponde lui, ma alla vista del sangue i bambini perdono il controllo completamente, ed è definitivamente andato tutto a puttane.

 

Un’altra volta.

Anteprima del libro "La Stanza in disordine"

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