Non mi chiamo in nessun modo

Dove vivo io sanno già tutti chi sono. Non c’è bisogno di dovermi chiamare con uno stupido soffio di fiato. Vi parlo attraverso la coscienza di un individuo della vostra specie. Questa cosa è possibile perché noi condividiamo quella che voi chiamate anima, secondo un concetto troppo difficile per voi esseri involuti, che io, ora, cercherò di rendervi noto in poche parole, spero, adatte a voi.

Quella che voi chiamate scienza è un ridicolo, quantomai approssimativo, tentativo di descrivere la realtà, che, tuttavia, ha un suo rigoroso approccio metodologico e una sua coerenza di base non totalmente disprezzabile. Certo, vi ci vorranno eoni per conoscere tutto se vi ostinate ad usare solo quel vecchio carretto a ruote rotonde che chiamate scienza come approccio conoscitivo. Necessitate di qualche aiutino che vi porti avanti di qualche centinaio di secoli. Mi scomodo perché ho un interesse nel farlo. Dunque, il vostro carretto da poco attrezzato di ruote rotonde esclude taluni concetti non perché non siano validi, ma perché non riesce a dimostrarli. E non ci riesce perché una biga non può concorrere con i bolidi. Bene ve lo dico io. Nell’universo siamo collegati, la stessa grande energia incanalata in mondi solo apparentemente lontani. Se vi parlassi di Dio e dell’anima pensereste che sono io l’involuto, perché semplicemente avete un sistema cerebrale ancora troppo misero per riuscire collegare correttamente le informazioni.

E così io, forma suprema di evoluzione, ve lo spiego, perché non ho paura di farlo e perché ho una finalità.

L’energia del perenne movimento permette di sperimentare una apparentemente duplice condizione; e così, mentre io conduco la vita eccelsa ed avanzata del mio pianeta, una mia manifestazione in forma umana sperimenta la condizione frammentaria e caotica della vostra terra. Va bene così, è sempre un modo di fare esperienza, anche se questo concetto è poco afferrato dai cosiddetti esseri superiori in circolazione nella galassia, che non contemplano il concetto di dover ancora rodare le loro parti non materialmente mentali.

Anche voi orrendi esseri umani siete eccelsi in qualcosa. Motivo per cui non vi siete, ancora, estinti, e noi vi abbiamo ancora rasi al suolo. Umani, la vostra importanza risiede in quella caratteristica espressivo conoscitiva a voi avete peculiare, ovvero sperimentare attraverso i vostri orridi e indefinibili corpi amorfi, rendendo la mente inutile. D'altronde non potete fare altro essendo dotati di una ben bassa qualità mentale. Questa cosa per noi esseri evoluti del sistema solare non è più possibile, e nemmeno vi dirò, desiderabile da parte di chi possiede una mente che ormai non ha più nulla da insegnare. Quindi, allorché si desideri fare questa esperienza la si deve fare attraverso voi. E così, di tanto in tanto, vi assaggiamo anche corporalmente. Ma dobbiamo essere noi a scegliere. Non voi a contattarci. Questo lo dovete temere.

Lasciate che mi presenti per bene. Mi accorgo di aver dato per scontato che voi sappiate chi io sia. Io sono di una razza da voi definita rettiliana, considerandoci tutti solo serpenti, ovvero servi, costretti per conformazione a strisciare tra i vostri piedi. La nostra è una razza superiore e ha da sempre contatti con tutti i maggiori pianeti abitati dell’universo, inclusa la vostra terra, sì, che, pur essendo uno dei pianeti complessivamente più facili da tenere sotto controllo, è in assoluto il più orrendo da sopportare alla vista: siete veramente sporchi, disordinati, fragili, incapaci di restare compatti, involuti, puzzolenti e rumorosi.

Per tenervi sotto controllo in generale bastano dei trasmettitori neurobiologici, ovvero forme di vita elementari da noi controllate capaci solo di fornirci informazioni in maniera pulita e chiara. Generalmente sono ben tollerate da voi umani, anche se dai più potenti e grandi voi, fortunatamente, state piuttosto alla larga, e questo è bene. Sì, sto parlando dei serpenti. Ed ecco perché ci chiamate rettiliani, con un inaspettato guizzo di consapevolezza ed intuizione. I serpenti non governano il vostro mondo, no, non ne sarebbero capaci, ma sono degli ottimi trasmettitori di informazioni, non potremmo chiedere di meglio. Percepiscono esattamente i movimenti delle vostre menti collettive, coscienze e ambienti terresti. Talvolta riuscendo anche ad elaborare previsioni future semplici e rudimentali, ma nondimeno dotate di dignitosa precisione e utilità. Sono molto meglio di voi, si. Li impiantammo sulla terra praticamente dall’inizio dei tempi, quale stampo che la terra è di fatto anche nostra, ragione per cui non abbiamo di certo bisogno di invadere ciò che è ancora nostro.

Riconosciamo certamente che la razza umana ha dei meriti, in primo luogo è, inaspettatamente, ancora la padrona del pianeta che pensate di aver ridotto in schiavitù. Ah, che sciocchi. Il vostro pianeta non è affatto vostro schiavo, vi tollera, come vi tolleriamo noi. Non siete delle dimensioni adatte per schiavizzare quella che chiamate Madre Terra, lei può, se mai lo vorrà, spazzarvi via come cenere all’istante, e se sapeste studiare l’universo lo capireste meglio che con le minacce. Insulsi.

Nei secoli avete preso una vostra strada peculiare, abbandonando la consapevolezza di come utilizzare quelle componenti cerebrali che vi permetterebbero di sperimentare il nostro modo di vivere. È per questo che quando l’umano che utilizzo per scrivere questo testamento è riuscito a contattarmi, in condizione non onirica e con sorprendente consapevolezza, non ho potuto che esserne attratto. Solo in un secondo tempo ho compresso che ci è riuscito perché condividiamo la stessa anima e deve avere inconsapevolmente preso pezzi del mio immenso sapere. E io glielo lascio fare, ovviamente. Noi comunichiamo in maniera peculiare e questa esperienza mi permette di sperimentare esperienze che sarebbero impossibili oramai in un mondo come il mio. Lo considero un privilegio e mi prendo il tempo di provare sulla mia pelle il piacevole legame simpatico con questa piccola cosa disgustosa e incompatta.

Veniamo ora al motivo per cui mi scomodo a scrivere questo testamento, ovvero: la mia manifestazione sulla terra è riuscita a contattarmi. Comprendete la dimensione del problema? È stato sicuramente un caso sostenuto dal lignaggio reale che condividiamo, cionondimeno è successo. E come è successo con me, può succedere con altri abitanti dell’universo, e voi, piccoli insulsi esseri incompatti, state mettendo a rischio la nostra supremazia su di voi. E quindi, come una madre benevola, intervengo per assicurami che non diventi una abitudine. Nei secoli è già successo che abbiamo dovuto scomodarci a difendere la nostra supremazia sulla terra, che spesso dimentichiamo di avere, ma cionondimeno rimane nostra, a colpa delle vostre sciocche prese di coscienza. Stupidi siete e stupidi dovete rimanere. Non ci servono altri esseri super evoluti nell’universo.

La vita sulla terra talvolta è felice e talvolta soffre. Sono entrambi stati bio elettro chimici potenti (mi sia perdonata la semplificazione ma non esiste una parola terrestre per questo). Provare stati d’animo forti è normale, tuttavia talvolta paragonabile ad una malattia degenerativa, difficile da temperare e calmierare. Umani siete assurdi e pittoreschi quando cercare alternative esperienziali per fingere di non provare emozioni, tra le più ridicole: bere litri di alcol, parlarne a caso con altri esseri, rischiare la vita, assumere sostanze chimiche, stancare il vostro corpo, condividere il vostro corpo e i vostri fluidi e altre assurdità.

Noi sappiamo che provare questi stati può rendere un umano talmente potente, da riuscire a contattare esseri evoluti come noi. Per fortuna voi non lo sapete coscientemente, e, anche se a volte riuscite a contattarci innescando questo movimento, la cosa si estingue da sola dandovi dei pazzi a vicenda, e sminuendo il tentativo consapevole, prerequisito essenziale affinché si verifichi il contatto. E menomale, aggiungo io. Voi siete inconsapevoli potenziali cause di danni planetari, e qualcuno deve educarvi a dovere.

Il problema è che alla fine lo dobbiamo fare sempre noi. Capisco che siamo i detentori del sapere della mente, e non potrebbero di certo farlo i grigi che amano solo distruggere, o quei fricchettoni dalla galassia di Giove, convinti di riuscire a spiegare concetti difficili con l’arte, come se gli umani la capissero l’arte, col risultato pietoso di riempire la terra di altri inutili orpelli. È ovvio che tocchi ancora a noi.

Non che nessuno non ci abbia mai provato a sterminarvi, per carità lo hanno fatto orde di alieni incarnati in umani, ma i veri capi della terra, ovvero i consiglieri delle maggiori razze evolute (aliene non terrestri) oltre a proteggere il sapere ancestrale che i vostri corpi conservano da eoni, hanno fatto in modo che le modalità per innalzarvi a noi non diventassero parte del sapere ufficiale. E, non voglio essere io il primo a rendere accessibile qualche informazione pericolosa, che potrebbe obbligarci a dovere alzare la guardia sul pianeta terra, quando siamo già tirati con gli ecosistemi di sorveglianza planetaria, tra balene rumorose da sopprimere e i maledetti uccelli impiccioni.  

Dunque, l’umano che mi ha contattato è ancora in vita per due motivi: uno è una parte di me, e l’altro è che essendo una parte di me io voglio provare a spiegargli. Non voglio sacrificare questo essere umano e rettiliano, come hanno già fatto altri miei pari nelle stesse situazioni. Io voglio che viva. Lo voglio educare, e, attraverso lui, voi lettori del testamento.

La mia piccola manifestazione terrestre nel momento in cui ha identificato e codificato la mia energia, ha cercato subito la connessione, rischiando che non fossi solo io a sentirla. E ho dovuto rendermi conto velocemente di cosa stava succedendo. Non che io non sia abituato a captare questi messaggi, visto che parte di quello che faccio è basato su questo, ciò che mi ha confuso e che il messaggio arrivasse in una modalità tanto famigliare. Ovviamente non ci ho messo molto a capire la natura di quel collegamento. Sapevo di avere varie manifestazioni di me per l’universo, ma non mi immaginavo una sulla terra. Non ne vedevo il senso inizialmente.

Chiariamoci, nelle civiltà evolute, non si genera, non si partorisce, né tantomeno ci si affeziona ai propri scarti corporei. Ragion per cui io non sono emotivamente legato a questo frammento. Noi sappiamo come generare nostri simili in modo intelligente e programmato. Lasciamo alla autogenerazione fisica i serpenti e gli altri rettili sulla terra perché in questo luogo non possiamo fare altro. Abbiamo comunque dotato le madri di una biologia di gusci schiudibili, da cui fuoriescono esseri già formati e in grado di procurarsi il cibo autonomamente, questo per salvaguardare la loro dignità. Essi anche se costretti a vivere sulla terra sono pur sempre della famiglia dei rettili, ne hanno dunque diritto e io lo riconosco.

La mia piccola manifestazione terrestre, tuttavia, non pareva spaventata di essere imparentata con la mia maestà rettile o di scatenare una caccia all’uomo interplanetaria e ha continuato a contattarmi con l’idea che io sia una specie di avanzo di materia da inglobare dentro di sé, eccitandosi al pensiero di avere un amico alieno. Io.

A parte quando cade negli infantili: “Lucillo sono triste, Lucillo com’è sul tuo pianeta, Lucillo mi vuoi bene?”, il frammento capisce perfettamente ogni cosa che le dico, segno inconfutabile del suo lignaggio. Noi non ci parliamo a parole, non ci vediamo di persona e non usiamo mezzi di comunicazione come i rettili terrestri. D’altra parte, la sua avversione per i serpenti mi lascia quanto meno basito, cosa che mi spiego solo come inconscia volontà di non avere nulla a che fare con questo mondo. Per comunicare noi usiamo il tramite della nostra anima, ci basta pensarci e riconosciamo subito la presenza nell’etereo di uno o dell’altra. I concetti fra noi fluiscono e ci capiamo perfettamente.

Il frammento è molto interessato all’organizzazione della vita sul mio piano di esistenza e al mio aspetto fisico. Mi chiede se io ho la forma di serpente (non so cosa mi impedisca di ucciderla quando sento questi paragoni). Spesso rimango senza concetti verbali per rispondere alle sue domande sul mio aspetto fisico. Come spiegare i colori blu, viola e dorati che assume il mio corpo al tenue raggio di luce della stella più vicina. L’odore della forza e del terrore che sente chi sta nelle mie vicinanze. Il mio corpo pronto all’azione, il mio modo di muovermi veloce a metà tra strisciare, camminare e volare. Se voglio cancellare la presenza di qualcuno dall’esistenza posso farlo senza che costui se ne renda nemmeno conto. Eppure, io non sono un guerriero, io sono uno statista. Organizzo i massimi sistemi della mia società e non necessito di cacciare per vivere. Io prendo quando necessito e senza lasciare ombre.

Mi sono anche chiesto molto se scrivere questo testamento a voi umani possa tornare utile al mio scopo di mostrarvi la pericolosità di mettervi in contatto con esseri superiori. Non esistiamo solo noi nell’universo. Poi, ho deciso di farlo, tanto se non ne capirete l’importanza, non importa, vuol dire che non siete la manifestazione di nessun essere superiore, la chiamerete fantascienza e passerete del tempo felice.

E chi sono io per negarvelo?


IL RACCONTO HA MERITATO LA MENZIONE AL PREMIO AVALON 2025

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